Cascia, Santa Rita e le rose con la festa

Ciro Ferrigno in ’50 Anni di gite’ parla di quella che fece in Umbria nel 2014 e restò stupito della profusione di rose; che vendono in grosse ceste ad ogni angolo delle strade

Foto tratta dalla pagina di Facebook di Ciro Ferrigno

(Fonte Ciro Ferrigno – 50 Anni di gite)

Quando tra il 21 e il 22 maggio 1457, nel cuore della notte, tutte le campane di Cascia cominciarono a suonare a distesa, il popolo capì subito che si trattava di un prodigio e che annunziavano il Transito di Rita, la monaca santa, verso il cielo. Tutti accesero le fiaccole e si avviarono verso il Monastero, per rendere omaggio a quella suora già da tempo beatificata e santificata nel cuore di tutti, a furor di popolo.

Ancora oggi Cascia ricorda e celebra il beato Transito di Rita e tutta la città riluce per mille fuochi accesi in ogni angolo, con uno spettacolo stupefacente, di incredibile suggestione. Ci andammo nel 2014 alla vigilia della festa e già la strada alla periferia dell’abitato era piena di lumini a decine e centinaia, a migliaia.

La festa vera e propria per la Santa inizia presto, già all’alba del 22, poi verso le sette parte la processione da Roccaporena, con la statua e percorre i sette chilometri di distanza. All’ingresso di Cascia la processione si unisce al corteo storico e assieme salgono fino al Santuario. Il corteo è in fastosi costumi medievali con stoffe pregiate, seta e damasco, trine e merletti per raffigurare la nobiltà e la magistratura cittadine, segue il popolo che indossa vesti più umili. Nel corteo che si snoda lungo le strade in salita, umile tra gli umili, figura anche Rita.

La cosa che ricordo in particolare di quella giornata di festa è la profusione di rose; le vendono in grosse ceste ad ogni angolo delle strade, quasi tutti le portano tra le mani, ornano la base dorata della statua, ne hanno i figuranti. Rose ovunque, in particolare quelle rosse, pregiate, ma tutta Cascia ne è piena e fanno capolino dai giardini, ce ne sono nelle aiuole, sui balconi, sulle finestre. È l’apoteosi di quel fiore, il trionfo assoluto. Se si potessero ridurre tutte quelle rose in petali, basterebbero e avanzerebbero per tappezzare tutte le strade e le piazze della cittadina.  Quando il corteo e la processione arrivano dinanzi al Santuario, c’è la benedizione delle rose, con un rito suggestivo, in omaggio a Rita che le fece fiorire nel giardino di Roccaporena nel pieno rigore dell’inverno.

Cascia, ancora oggi, dopo decine di gite organizzate in tutti questi anni, rimane una delle mete preferite, perché è un luogo dell’anima, per la venerazione alla Santa e   per i tanti ricordi cumulati in mezzo secolo di soggiorni e vacanze più o meno lunghi e tanti fine settimana.

La strada verso Santa Rita la percorriamo tutti nei sogni e nella realtà e principalmente quando l’Umbria indossa il vestito bello dell’alta primavera, quando tutto fiorisce e risplende.  Maggiociondoli, viole, fiordalisi e gigli, papaveri e iris, gelsomini e gladioli, garofani e peonie e ovunque le rose, desiderose di ricordare un miracolo che non conosce oblio.