Il rito dei Serpari di Cocullo, i serpenti e San Domenico

Ciro Ferrigno in ‘50 Anni di gite’ parla della gita che fece in questo paese della Marsica, dove con il primo sole primaverile i Serpari cercano e catturano le serpi con lunghi e pazienti appostamenti e le chiudono in apposite gabbie

(Fonte Ciro Ferrigno – 50 Anni di gite)

“No, grazie, non vengo, ho paura!” – Quante volte ho sentito questa frase, da tanta gente, quando cercavo di dare il programma per la gita a Cocullo, per la festa dei Serpari. Una paura che è dentro a tanti di noi, principalmente per quell’associazione di idee che il serpente è il diavolo. Nella liturgia dell’Immacolata Concezione viene detto chiaramente che una Donna ornata dalla corona di dodici stelle, schiaccerà la testa all’animale maledetto, il serpente, appunto. Eppure le serpi sono animali timidi e contribuiscono all’equilibrio dell’ecosistema, solo il morso della vipera può essere letale. “No, grazie!” – Eppure da quella prima volta nel 1979 sono tornato a Cocullo almeno una dozzina di volte, comprese quelle con gli alunni; sono sempre riuscito a fare un gruppo di persone, le quali hanno superato i timori ancestrali e mi hanno ringraziato per un’esperienza che non ha eguali.

Il primo maggio, a Cocullo, nella Marsica si festeggia San Domenico, monaco benedettino, vissuto intorno all’anno Mille, il quale proteggeva le popolazioni pastorali della zona dal morso dei serpenti, dai cani idrofobi, dalle febbri e dal mal di denti. Nei secoli la devozione per il santo monaco non è venuta mai meno e così la festa è diventata famosa a livello planetario. Si stima una partecipazione di circa centomila persone e la presenza di televisioni di tutto il mondo, dall’americana BBC all’araba Al Jazira. 

Già con il primo sole primaverile i Serpari cercano e catturano le serpi con lunghi e pazienti appostamenti e le chiudono in apposite gabbie. La mattina della festa sono nella piazza principale e chiunque, per una forma di devozione verso il Santo, può chiedere di indossare un serpente, ovvero metterlo come una sciarpa intorno al collo, elargendo alla fine un’offerta. Gli abitanti di Cocullo, meno di seicento in tutto, hanno familiarità con i serpenti e li maneggiano con disinvoltura, dall’infanzia alla vecchiaia. Prima dell’inizio della processione la statua di San Domenico viene letteralmente ricoperta di serpenti che restano avvinti ad essa fino alla fine del percorso.

La processione esce a mezzogiorno e compie il giro del paese; vi partecipano il clero, compreso il Vescovo di Sulmona, lo stendardo, i Serpari e due ragazze che in costumi locali reggono sul capo ognuna una cesta con dentro i ciambellati che sono dei dolci votivi, grossi pani ricoperti di naspro e confettini colorati. Chiudono la statua ricoperta di serpenti  e la banda musicale. Lungo il percorso ci sono folle oceaniche, gente in ogni angolo possibile ed impossibile, in cielo lo sparo dei mortaretti. Questa festa ha origini pagane e si ricollega al culto della dea Angizia venerata già dal popolo dei Marsi ed è alla radice della nostra civiltà nata come agro-silvo-pastorale.

Andammo a Cocullo, l’ultima volta, nel 2018 e Giovanna Gargiulo non ebbe timore di indossare il serpente, anzi era motivo di vanto per mostrare a tutti il coraggio e la determinazione.  Riuscì perfino a trascinare nell’esperienza Mimmo Casa. Fu simpatico ascoltare le impressioni di ciascuno ad Anversa degli Abruzzi, quando ci sedemmo al tavolo di un bar per consumare la colazione a sacco e i bocconotti, dolci tipici abruzzesi, offerti da Lilly Piscopo. L’Abruzzo aquilano è terra assai antica, dove crescono e si sovrappongono riti ancestrali e credenze, tradizioni e usanze che scendono talmente tanto indietro nel passato, da confondersi con il mito.

(Fonte Ciro Ferrigno – 50 Anni di gite)

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