La Corsa dei Ceri di Gubbio: un tripudio di colori, di luci e di suoni

Ciro Ferrigno in ’50 Anni di Gite’ ne ripercorre con i suoi ricordi quegli attimi passati nella cittadina umbra

Foto tratta dalla pagina di Facebook di Ciro Ferrigno

(Fonte Ciro Ferrigno – 50 Anni di gite)

E meno male che conoscevamo bene Gubbio, per esserci stati in gita già più di una volta, perché andarci per la Corsa dei Ceri significa vedere tutto da lontano, schiacciati da una folla immensa. D’altra parte è considerata una delle principali feste popolari d’Italia.  

Nel bel mezzo della primavera umbra, è un tripudio di colori, di luci e di suoni, che ricostruiscono un’atmosfera di altri tempi in una mescolanza di sacro e profano, ubbidendo a un’antica ritualità, codificata nei secoli, con una scansione temporale che ti permette di seguire e vedere i vari momenti. L’unico problema è solo la presenza di migliaia di persone, con le quali bisogna condividere gli spazi angusti dell’antica città. Sono passati quasi venti anni da quel 15 maggio 2005 ed il tempo salva solo i ricordi più nitidi, stringe sui contenuti, seleziona le immagini e ti spinge all’essenziale: manifestazione molto bella, meravigliosa la città, straripante la folla.

Essendo in albergo a Città di Castello, ci perdemmo il risveglio di Gubbio, quando alle prime luci dell’alba i tamburini percorrono le vie del centro storico per andare a svegliare i protagonisti della Corsa dei Ceri e anche il suono del Campanone che sveglia la città. Ci trovammo a Gubbio verso le 10, quando comincia la festa vera e propria, con il raduno a Porta Castello, luogo dal quale muove la sfilata, aperta dai tamburini, seguiti dalle bandiere delle contrade e dei quartieri e dalla banda cittadina. Vedemmo anche il seguito a cavallo dei Capitani, il trombettiere e l’alfiere, poi i rappresentanti delle istituzioni e i gruppi separati dei ceraioli e i figuranti nei loro ricchi costumi medievali. Alle 11.30 ebbe inizio uno dei momenti più intensi e significativi della Festa, ossia l’alzata e la spettacolare uscita di corsa dei tre Ceri, tra la folla che va letteralmente in delirio.

Conclusa la prima parte della festa, ebbe inizio la Mostra, durante la quale i Ceri, ognuno per suo conto, passano nei vicoli, fermandosi davanti alle abitazioni delle vecchie famiglie ceraiole, per poi riposare in Via Savelli, sui ceppi che sono piedistalli di legno lavorato.

Verso le cinque del pomeriggio ci spostammo in Piazza Grande per vedere la processione di Sant’Ubaldo partita dalla Cattedrale e salutata dal suono a distesa del Campanone. Alle ore 18, dopo la benedizione del Vescovo, sarebbe iniziata la corsa dei Ceri verso la Basilica di Sant’Ubaldo, in cima al monte, ma purtroppo dovemmo andar via, per intraprendere il lungo viaggio di ritorno verso casa. Avevamo visto tanto, anche se non tutto, ma ci portavamo dentro l’emozione e la gioia per aver vissuto un’esperienza difficile da dimenticare.

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