Vera e propria zecca del falso scoperta dalla GdF

Il sodalizio criminale aveva allestito una tipografia in un capannone preso in affitto da una società di bonifica ambientale (estranea alle indagini). Insomma impossibile non pensare all’iconica scena della “Banda degli onesti”, quando Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia, quando dovevano stampare le 10mila lire

Foto tratta da frosinoneweb.net

Redazione – Una vera e propria zecca del falso, quella scoperta dalla Guardia di Finanza.

Il sodalizio criminale aveva allestito una tipografia in un capannone preso in affitto da una società di bonifica ambientale (estranea alle indagini). Insomma impossibile non pensare all’iconica scena della “Banda degli onesti”, quando Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia, quando dovevano stampare le 10mila lire.

Una vera e propria zecca, ovviamente del falso, quella scoperta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma che questa mattina hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto, a carico di sette soggetti, emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, per i delitti di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di monete aventi corso legale e di spendita delle stesse.

Le indagini hanno, infatti, consentito di disvelare l’operatività di un sodalizio criminale, operante nel territorio di Casavatore, ove aveva la propria sede logistica, finalizzato allo svolgimento delle suindicate attività illecite.

In particolare, gli associati – a seguito di ripetuti incontri organizzativi avvenuti nell’agro aversano – avevano allestito una vera e propria tipografia occulta all’interno di un capannone industriale preso in affitto da una società di bonifica ambientale (estranea alle indagini).

È stato infatti accertato che il sodalizio utilizzava una stamperia. clandestina sita riel quartiere Ponticelli del capoluogo campano, al cui interno sono state sequestrate banconote contraffatte da 50,00 euro della serie “Europa”, per un valore nominale complessivo di circa 48 milioni di euro.

Gli indagati avevano attrezzato il ·laboratorio clandestino con macchine da stampa industriali particolarmente sofisticate e altamente performanti, previamente trasferite dalla loro base logistica sita in Casavatore, provvedendo al cambio del contatore elettrico per velocizzare la produzione delle banconote contraffatte, ·entrata a pieno ·regime nel ·mese di aprile.

Da allora, due abili falsari hanno vissuto in isolamento all’interno dell’immobile senza mai interrompere la produzione, potendo contare sul supporto di un complice che provvedeva 

alle loro quotidiane necessità di sostentamento.

Quest’ultimo comunicava poi con il dominus dell’associazione, un tipografo 70enne con numerosi precedenti penali, il quale impartiva ai sodali puntuali direttive sui processi di stampa dopo aver visionato lo. stato di avanzamento delle banconote contraffatte e interloquiva, altresì, con tre autotrasportatori di Giugliano in Campania per fornire ogni necessario supporto logistico.

Il capannone, che i falsari monitoravano costantemente con l’ausilio di telecamere esterne, aveva subito modifiche strutturali per consentire l’alloggiamento dei voluminosi macchinari necessari per la stampa, debitamente occultati dietro masserizie di uso quotidiano, come i letti e il mobilio utilizzati dai falsari.

All’interno dell’opificio clandestino, oltre alle banconote false, sono stati sequestrati macchinari industriali, un tavolo luminoso, taglierine, personal computer, vernici, solventi, nonché rotoli argentati utilizzati per realizzare la striscia olografica presente su ogni banconota.

La tempestività dell’intervento repressivo è stata possibile grazie a prolungate attività di osservazione e pedinamento, all’utilizzo di sistemi di tracciamento GPS, al supporto dei mezzi aerei del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare e del Reparto Operativo Aeronavale Napoli della Guardia di Finanza, che hanno consentito la ricognizione dell’immobile ad alta quota, nonché dei “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego Napoli.

La metodologia di produzione utilizzata dai soggetti tratti in arresto è particolarmente insidiosa per la fede pubblica perché, a differenza della stampa digitale, implica il coinvolgimento di figure professionali altamente specializzate, l’investimento di ingenti capitali e la costituzione di una vera e propria “organizzazione d’impresa” in grado di garantire la produzione su vasta scala di banconote pressoché identiche a·quelle genuine.

Alla luce di tali risultanze, è stato emesso decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di sette soggetti, tra cui uno nella veste di promotore del sodalizio, per i delitti di associazione per delinquere e di contraffazione e spendita di monete contraffatte aventi corso legale.

Con l’operazione odierna, negli ultimi cinque anni, l’attività di contrasto alla produzione di banconote false posta in essere dalla Guardia di Finanza, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Napoli Nord, ha consentito di trarre in arresto in flagranza di reato sedici soggetti, nonché di sequestrare 5 stamperie e circa·100 milioni di euro contraffatti.

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