Le mascherine chirurgiche, i camici bianchi ed il lockdown

Ciro Ferrigno in ‘50 Anni di gite’ parla di quella che fecero nel giorno di Carnevale del 2020, poco dopo sarebbe iniziato il primo, pesante lockdown con la chiusura totale di tutte le attività e l’impossibilità di mettere il naso anche fuori dalla porta di casa

Foto tratta dalla pagina di Facebook di Ciro Ferrigno

(Fonte Ciro Ferrigno – 50 Anni di gite)

Il martedì di Carnevale del 2020 andammo a Serino, in provincia di Avellino per la “Mascarata” una delle manifestazioni carnascialesche più belle della Campania. Le immagini che giungevano dalla Cina circa l’epidemia da Covid 19 finirono per caratterizzare tutta la manifestazione e c’era una profusione di camici bianchi e mascherine, pazienti su improbabili barelle e medicine tutte da ridere. In realtà nessuno aveva capito cosa stesse succedendo realmente e la Cina sembrava tanto lontana, come se stesse sulla luna. Pure noi, nella folla di Serino ridevamo di quei medici e di quei pazienti, diventati una ragione per un lieto martedì grasso. Il Carnevale di Serino ha maschere bellissime coi copricapo con fiori e nastri colorati e le figure dello Sposo e della Sposa, interpretati da due maschi nei rispettivi vestiti nuziali. Poi musica, danze e allegria.

La gita successiva era fissata per il 5 marzo, con un itinerario molto bello e interessante: il nuovo insediamento di Conza della Campania, Pescopagano e Calitri. Sempre sull’onda del famigerato Covid che in Cina furoreggiava, decisi che avrei accolto i compagni di viaggio, indossando una mascherina chirurgica, per essere spiritoso e alla moda. Andai in farmacia e ne comperai uno scatolo. Tra l’acquisto delle mascherine e il giorno della gita, ci furono anche da noi, in Italia i primi casi di contagio, i primi morti e capii che non era il caso di scherzare su qualcosa che era diventato oramai motivo di angoscia, paura e morte. Lasciai le mascherine a casa, mai immaginando che da lì a pochi giorni, sarebbe diventato obbligatorio indossarle e necessario acquistarle. Le mascherine sarebbero diventate introvabili e per averle bisognava fare la prenotazione e pagarle a caro prezzo, essendo diventate merce rara.

La gita in Irpinia e Lucania fu molto bella, anche perché c’era un bel sole e molti alberi in fiore, come preannunzio della primavera. Visitammo la nuova Conza con la Con-Cattedrale costruita come il paese dopo il sisma dell’Ottanta, salimmo a Pescopagano, per poi trovarci nella caratteristica e sempre bella Calitri, per l’ora di pranzo. Eravamo felici, sereni e, nella più totale incoscienza, già facevamo i programmi per le prossime uscite. Invece solo tre giorni dopo sarebbe iniziato il primo, pesante lockdown con la chiusura totale di tutte le attività e l’impossibilità di mettere il naso anche fuori dalla porta di casa. La gita successiva sarebbe slittata a metà giugno, con mascherine, distanziamento e disinfestazione del pullman. Tuttavia per gioco, ma solo per gioco, ero uno dei pochi in paese, ad avere mascherine chirurgiche in quantità!