Una serata con Albert Camus di Renato Carpentieri al Napoli Teatro Festival Italia

In prima nazionale Sei, chiude la sezione Letteratura a Villa Pignatelli. Per SportOpera in scenaTribune e Pentathlon moderno. L’Osservatorio presenta al Teatro Civico 14 di Caserta Di un Ulisse, di una Penelope. Replicano Storia di un’amicizia e Un Poyo Rojo.

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Napoli – Sabato 23 giugno, continuano gli appuntamenti del Napoli Teatro Festival Italia. Si inizia con il debutto di Renato Carpentieri (La caduta – prima parte, Istituto Francais de Naples Le Grenoble, ore 18.00 e Il Malinteso – seconda parte, ore 21.00, Galleria Toledo). Ultimo appuntamento  per la sezione Letteratura curata da Silvio Perrella con A cosa serve la poesia di Gianluigi Gherzi e Giuseppe Semeraro Gherzi e, a seguire, Massimiliano Gallo legge Izet Sarajlic e Nazim Hikmet (a Villa Pignatelli, dalle ore 19). Continua SportOpera al Teatro Sannazaro con Tribune – Discorso su due piedi (ore 20.45) e Pentathlon moderno – Cinque storie di corpi perduti (ore 21.30). Prima nazionale di Sei con Spiro Scimone e Francesco Sframeli (al Teatro San Ferdinando, ore 21). Per la sezione Osservatorio la compagnia Mutamenti/Teatro Civico 12 presenta Di un Ulisse, di una Penelope, con Fabiana Fazio e Roberto Solofria, regia dello stesso Solofria (ore 21, Teatro Civico 14 di Caserta). Replicano Fanny & Alexander (Storia di un’amicizia, Teatro Politeama, ore 21) e per la danza, Luciano Rosso e Alfonso Barón (Un Poyo Rojo, Sala Assoli, ore 19). Al Dopofestival, ultima replica di Così lontani, così vicini di Pier Luigi Razzano (ore 23, Giardino Romantico di Palazzo Reale).

La giornata inizia alle ore 18, con Renato Carpentieri che mette in scena Una serata con Albert Camus, diviso in due parti, la prima – La caduta – all’Istituto Francais de Naples Le Grenoble, è interpretata da Renato Carpentieri, Ilaria Falini, Valeria Luchetti, Maria Grazia Mandruzzato, Fulvio Pepe. Carpentieri inventa una riduzione per la scena del romanzo di Camus, con l’accompagnamento al violoncello di Federico Odling. Pubblicato nel 1956, un anno prima che Camus ricevesse il Premio Nobel e quattro anni prima della sua morte, La caduta è un monologo in cui un ex-avvocato di successo fa, da virtuoso, una confessione pubblica. Da Giudice Penitente, si accusa per lungo e per largo con ironia e sarcasmo, di colpe, debolezze, egoismi, moltiplicando sfumature e digressioni, per costruire una maschera in cui tutti possano arrivare a riconoscersi e a giudicarsi.  La seconda parte – Il Malinteso – va in scena alle ore 21 a Galleria Toledo. Interpretato da Renato Carpentieri, Ilaria Falini, Valeria Luchetti, Maria Grazia Mandruzzato, Fulvio Pepe, il testo teatrale di Camus è una variante di una vecchia leggenda popolare, quella del soldato ricco di un grosso bottino al ritorno dalla guerra ucciso dai suoi parenti. O altrimenti del figliuol prodigo: Il Malinteso rovescia la parabola dei Vangeli mostrando il fallimento tragico di quel ritorno. Jan, dopo molti anni di lontananza, torna nella sua casa natale, da sua madre e sua sorella, che sopravvivono affittando camere e uccidendo di tanto in tanto qualche raro cliente ricco, per derubarlo. Le due donne non riconoscono Jan e, sopraffatte da una vita meschina e miserabile, finiscono per uccidere quello che per loro è solo un cliente del loro albergo. “ Tutta la sventura degli uomini – così Camus nei suoi Taccuini –  deriva dal fatto che non usano un linguaggio semplice. Se l’eroe del Malinteso avesse detto: “Eccomi, sono io e sono vostro figlio”, sarebbe stato possibile il dialogo, non più fondato sul nulla come nel dramma”. Le scene sono di Arcangela Di Lorenzo, i costumi di Annamaria Morelli, il disegno luci di Cesare Accetta, le musiche di Federico Odling. Repliche il 24 giugno alla stessa ora.

Nella casa della Poesia di Villa Pignatelli, alle 19.00, si chiude la rassegna QUI, con il reading-spettacolo A cosa serve la poesia di e con Gianluigi Gherzi e Giuseppe Semeraro. Un dialogo che mescola versi e teatro, in cui la poesia diventa monologo, confessione, diario della vita quotidiana, dialogo col pubblico, invettiva, canzone. Il libro trasformato in spettacolo parte da una domanda profonda e lieve allo stesso tempo: a cosa serve la poesia?. Due attori-poeti provano a rispondere. QUI si conclude con l’evento Gli abbracciatori del mondo, realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e Casa della Poesia di Baronissi. Massimiliano Gallo legge il poeta bosniaco Izet Sarajlic e il turco Nazim Hikmet, accompagnato dalle musiche dei Lautari din Rosiori.

Per Sportopera, debutta Tribune – Discorso su due piedi, un progetto in cui la funzione originaria della tribuna come pulpito rialzato si fonde con quella attuale delle tribune, intese come strutture in cui si raccolgono gli spettatori sportivi. Si inizia con Michelangelo Dalisi, che dà voce alle incursioni paradossali e illuminanti di Carmelo Bene ed Enrico Ghezzi sui fenomeni sportivi. Alle 21.30 è la volta di Pentathlon moderno – Cinque storie di corpi perduti, che trasforma le cinque discipline della competizione sportiva in altrettante difficoltà quotidiane che riguardano il corpo dell’uomo moderno, nelle scritture di Antonio Franchini, Wanda Marasco, Valeria Parrella, Silvio Perrella, Manlio Santanelli, interpretate da Alessandro Cepollaro, Francesca De Nicolais, Renato De Simone, Ettore Nigro, Lucia Rocco, Bruno Tramice.

Alle ore 21.00, debutta in prima nazionale, al Teatro San Ferdinando, il nuovo spettacolo della Compagnia Scimone Sframeli, Sei (adattamento di Sei personaggi in cerca d’autore), che per la prima volta si misura con la scrittura e la lingua di un grande siciliano: Luigi Pirandello.
A sostenere la Compagnia nella produzione ci saranno il Teatro Stabile di Torino, il Biondo di Palermo e il Théâtre Garonne di Toulouse. “L’adattamento dal titolo Sei, tratto dall’opera teatrale Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello – affermano Scimone e Sframeli – nasce dal bisogno di mettere insieme il nostro linguaggio teatrale con la lingua del grande maestro. Durante il lavoro di elaborazione, abbiamo ridotto il numero dei personaggi, eliminato o aggiunto scene e dialoghi, sostituito qualche termine linguistico, ma senza stravolgere la struttura drammaturgica dell’opera originale”. Siamo in un teatro semidistrutto, una Compagnia, formata da due attori, due attrici e il capocomico, sta per iniziare la prova di uno spettacolo teatrale che, forse, non debutterà mai. Prima dell’inizio della prova, improvvisamente, un corto circuito lascia al buio tutto il teatro. Per riaccendere la luce, uno degli attori va alla ricerca del tecnico, andato via dal teatro poco prima dell’inizio della prova. Ma il tecnico è introvabile e la luce arriverà solo con l’apparizione, in carne ed ossa, dei Sei Personaggi, rifiutati e abbandonati dall’autore che li ha creati. Sono proprio Il Padre, La Madre, La Figliastra, Il Figlio, Il Giovinetto e La Bambina che illuminano il teatro, con la speranza di poter vivere sulla scena il loro “dramma doloroso”. I componenti della compagnia, sconvolti da questa improvvisa apparizione, pensano che i “Sei” siano solo degli intrusi o dei pazzi e fanno di tutto per cacciarli via dal teatro. Ma, quando il Padre, inizia il racconto del “dramma doloroso” che continua a provocare sofferenze, tensioni e conflitti familiari; l’attenzione e l’interesse da parte degli attori e del Capocomico, verso i personaggi, cresce sempre di più e l’idea di farli vivere sulla scena diventa sempre più concreta e necessaria. Vivere in scena non è solo il desiderio dei personaggi; è anche il sogno degli attori. Entrambi, sanno che la loro vita in scena può nascere solo attraverso la creazione di un rapporto, attori /personaggi, di perfetta simbiosi. Un rapporto che si crea, di volta in volta, di attimo in attimo, durante la rappresentazione. “Nella rappresentazione è indispensabile la presenza dello spettatore. Ed è proprio l’autenticità del rapporto, attore, personaggio, spettatore la vera magia del teatro, che ci fa andare oltre la finzione e la realtà”. Con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghi, Miriam Russo, Zoe Pernici, per la regia di Francesco Sframeli; scena di Lino Fiorito, costumi di Sandra Cardini, disegno luci di Beatrice Ficalbi, musiche sono di Roberto Pelosi. Replica il 24 giugno alle 19.00 e il 25 alle 21.00.

L’Osservatorio del NTFI, il 23 giugno, si trasferisce  al Teatro Civico 14 di Caserta, dove alle ore 21, va in scena Di un Ulisse, di una Penelope con Fabiana Fazio e Roberto Solofria, per la regia dello stesso Roberto Solofria. Marilena Lucente riscrive un mito fin troppo conosciuto, quello di Ulisse e Penelope. Da Omero in poi, poeti e romanzieri hanno tirato fuori numerosissime interpretazioni dei due personaggi: Ulisse e la sua passione per la conoscenza, l’arguzia, la smania di nuovi orizzonti e la nostalgia di casa, si rivela un personaggio contraddittorio. Penelope con la sua attesa astuta, il coraggio della solitudine, l’inamovibilità dell’amore, ha dato forma a un modo di vivere l’amore. “Ma  cosa accade – scrive l’autrice in una nota –  quando Ulisse raggiunge Itaca? Cosa succederà adesso che il desiderio infinito potrà placarsi? Quell’incontro in cui tutto sembra poter ricominciare cambia Ulisse e Penelope come non era accaduto in venti anni. Domande furiose che nascono solo dall’amore. Quando si sta male per averlo perduto, quando si pensa di averlo ritrovato, e si teme e si trema al pensiero del futuro. Chiunque abbia avuto un’Itaca nella propria vita sa di cosa stanno parlando, quei due”.

La serata si chiude, come sempre, Nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, dove alle ore 23.00, con l’ultima replica di Così lontani, così vicini di Pier Luigi Razzano, con Valentina Curatoli e Giovanni Ludeno.

 

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