Stupro turista inglese, resta in carcere il quintetto

Ma potrebbe riavere la libertà perché si sono rivolti al Tribunale del riesame

 

Redazione – Il quintetto che avrebbe messo in atto lo stupro alla turista inglese resta per ora in carcere ma potrebbe riavere la libertà perché si sono rivolti al Tribunale del riesame. 

Per ora restano in cella nel carcere partenopeo di Poggioreale, questo è stato deciso  ma nel contempo i difensori mettono in atto tutte le procedure da inserire nel fascicolo con l’obiettivo di smontare le tesi della Procura, a partire dalle dichiarazioni rilasciate dalla figlia della vittima. Infatti ora in ballo è entrata, perché era in vacanza con la madre, la figlia che, come è logico, ha dovuto fornire la sua versione dei fatti sull’accaduto, così come quelle fornite dal quintetto. E qui cominciano le dolenti note, perché, come ci insegna la prassi, non tutte le versioni fornite in casi del genere, camminano sullo stesso binario, anzi diversi. La donna 26enne ha raccontato alla polizia inglese che elle avrebbero bevuto una bottiglia di rosato, poi a ciascuna di loro, ancora un bicchierino di limoncello offerto da un cameriere, un drink ed altri cicchetti a base di vodka. Il tutto è una specie  di ‘bomba’ che innesca l’ubriacarsi con il non capire più nulla ed è così che ad entrambe le donne sarebbe accaduto. La stessa 26enne ha poi riferito di non essersi sottoposta alle avance di un cameriere e che poi avrebbe vomitato tutto in un bagno. Ma ha anche affermato che la madre dopo essersi accertata come stava le avrebbe detto di recarsi nella sua stanza. Ma poi quando è salita in camera ha bussato, ma nessuno ha risposto. È andata in cerca della madre nell’albergo e quando stava per prendere l’ascensore l’ha vista in un altro insieme ad una persona e sembrava non avere difficoltà. Poi ammette di aver pensato che sua madre fosse andata via con un ragazzo e di essere stata infastidita da quell’atteggiamento. Questa la versione della giovane donna inglese, ma quella dei cinque e differente perché hanno ricostruito una diversa dinamica dei fatti, anche differente da quella fornita dalla donna inglese che ha detto che è stata drogata e stuprata. Uno di loro, il 34enne, sarebbe stato corteggiato della donna inglese ma alle 23.30, dopo aver terminato il turno di lavoro, si sarebbe allontanato per prendere l’autobus per Portici, ma lo stesso ha riferito di aver incontrato il suo amico con la turista. Amico che però ha smentito che l’incontro ci sia stato ma avrebbe ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con la donna che era consenziente. Insomma come si evince molte cose non combaciano, anzi sbattono contro, perché  i test a cui è stata sottoposta la donna ed è emersa l’assunzione di benzodiazepine, infatti, coprono un arco temporale di tre mesi, ben più ampio della settimana che la donna ha trascorso nella cittadina costiera. In poche parole non è certo che ella sia stata narcotizzata con Ghb sciolto nel drink  e questo perché questa sostanza è contenuta in farmaci di uso comune. Poi come non combaciamo le versioni fornite da ognuno degli ex dipendenti dell’albergo e quella della figlia della donna.

Ora gli avvocati si appelleranno ai vari perché: come mai una figlia che non trova la madre non avverte il personale dell’hotel? Accusa gli effetti dell’alcool oppure vuole lasciare la possibilità di consumare un rapporto sessuale? E cercheranno di smontare le tesi le tesi della Procura.

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