Il Carnevale di Montemarano e la tarantella che ballano tutti

Ciro Ferrigno in ‘50 Anni di gite’ parla di quello che ha visto nel paese irpino dove la popolazione vi partecipa entusiasta

Foto tratta dal diario di Facebook di Ciro Ferrigno

(Fonte Ciro Ferrino – 50 Anni di gite)

Nel corso degli anni ho avuto modo di partecipare a tante manifestazioni collegate alla festa del Carnevale, per poi giungere ad una conclusione: il più bello che abbiamo in Italia, è quello di Montemarano, in Provincia di Avellino.

È una lunga carrellata di nomi, di località, dove si vive l’allegria dei giorni grassi, ma penso che la bellezza sia principalmente la partecipazione del popolo, di tutta la collettività, per cui vedi sfilare, come in un rituale magico tutta la popolazione, dall’infanzia alla vecchiaia. In realtà penso che, piuttosto che ammirare carri sapientemente preparati, sia importante vedere il popolo che partecipa attivamente, per tenere in vita una tradizione, che molte volte affonda le radici in usanze arcaiche, che si perdono nella notte dei tempi. Per usare paroloni, amo il Carnevale etnico che ha una valenza antropologica, ha radici profonde ed un senso che passa da generazione a generazione.

Foto tratta dal diario di Facebook di Ciro Ferrigno

Il Carnevale è il rito che festeggia la fine dell’inverno con la morte di Carnevale e cede il passo al periodo quaresimale che precede la Pasqua, la resurrezione di Gesù Cristo e il ritorno della primavera. Presso le antiche popolazioni italiche il periodo di passaggio tra l’inverno e la primavera segnava un momento delicato e difficile, perché finivano le scorte e il tempo del nuovo raccolto era ancora lontano. Bisognava salutare il lungo inverno e predisporsi ad accogliere la primavera. Le maschere truci, il suono dei campanacci servivano ad allontanare gli spiriti negativi e a richiamare la rinascita della terra e il ritorno alla vita.

A Montemarano tutto questo esiste e l’allegria della comunità trova la sua apoteosi nel ballo della Tarantella. Gruppi mascherati percorrono processionalmente le vie cittadine ballando l’antichissima danza che è stata oggetto di studi e ricerche, pubblicazioni e tesi di laurea. Ballano proprio tutti, ragazzini e adolescenti, giovani e persone mature, anziani e vecchi ottuagenari che si lasciano andare a danze liberatorie, accompagnati dal suono di fisarmoniche, flauti e clarinetti che, solo in epoca recente, hanno sostituito le zampogne.

Foto tratta dal diario di Facebook di Ciro Ferrigno

Un po’ tutta l’Irpinia conserva l’antico Carnevale etnico, affiancata dalla Basilicata e dalla Sardegna, regioni dalla profonda cultura legata a un mondo agro-silvo-pastorale. In altre zone d’Italia ci sono tante belle manifestazioni, ma sono sfilate di carri e maschere e poco o nulla più. L’elenco delle località dove ho partecipato al Carnevale è lungo: Venezia, Viareggio, Cento, Fano, Foiano Val di Chiana, Ronciglione, Francavilla a Mare, Frascati, Putignano, Acireale, Tricarico, Aliano, Montescaglioso, San Mauro Forte. Poi, in Campania: Capua, Palma Campania, Serino, San Michele di Serino, Piazza di Pandola, Baronissi, Paternopoli, Saviano, ma Montemarano è un’altra cosa! Ricordo la prima volta che vi andammo, arrivati nella piazza principale non c’era nessuno. Eravamo perplessi e pensavamo di aver sbagliato il giorno o l’orario. In giro poche persone, qualcuno nel bar, altri seduti sulle panchine, ben lontano dalla folla che in genere accompagna le manifestazioni del Carnevale. Mentre stavamo lì a fare congetture e ipotesi, vedemmo giungere in lontananza un gruppo mascherato che ballava la Tarantella, che veniva dal centro storico. Alle nostre spalle un’altra fila interminabile di maschere sfilava per il Corso a passo di danza. Da giù ancora un gruppo, altre orchestrine e maschere, tutti a ballare. In pochi minuti ci trovammo al centro di una baraonda, l’inferno, danzavano tutti, vecchiette comprese a tenere il ritmo con le nacchere, poi iniziò il lancio dei confetti e delle caramelle ed erano come meteoriti, il frastuono, la calca, l’allegria, la maschera cittadina che è il Caporaballo, un Pulcinella con un vestito bordato in rosso, a dirigere le danze, ad aprire il percorso. Maschere, confetti in volo, clarinetti e fisarmoniche, vestiti belli ma fatti in casa, fantasie, luci e colori. Dopo quella volta sono tornato a Montemarano tante, tante altre volte, sempre concludendo col dire che il Carnevale di Montemarano è un’altra cosa!